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Ho percepito
Un sussulto d'infinità scomparire
fra le mie mani.

 Ho sussurato 
La libertà ,in ogni sua espressione,
è l'essenza della vita
.


 

Diario | Pensieri | Parole | Sembianze |
 
Diario
29947visite.

31 marzo 2006

Una pianta per un bambino solo.

Tanto tempo fa in gallura, la maggior parte delle persone abitava negli stazzi.
Erano, questi, costituiti da una casa molto semplice, ove viveva la famiglia, con tanto spazio intorno.
La famiglia, coltivando il terreno, allevando le mucche, le pecore e le capre, produceva il necessario per vivere. Non c'era la televisione, le scuole erano troppo lontane e non c'erano neppure le vetrine per guardare i giocattoli e sognare.
In uno di questi stazzi abitava un bambino di circa dodici anni. Viveva insieme al padre ed alla madre in una casetta linda e bianca, con uno spazio per giocare davanti all'ingresso, sempre illuminato dal sole di mezzogiorno.


Le giornate di quell'inverno scorrevano lente, tutte uguali e il bambino, che pure aiutava il babbo per quanto poteva, era triste, si annoiava: gli mancava un amico e un giocattolo con cui distrarsi.


Un mattino, ai primi tepori della primavera, il bambino era seduto su un prato e osservava tutto intorno e ammirava il risveglio della natura. Gli animali del bosco, senza paura, si rincorrevano quasi per gioco. Solamente lui non aveva con chi giocare e, mentre pensava, due grosse lacrime, quasi involontariamente, rigarono le sue guance, caddero a terra e arrivarono fino al cuore di Madre Natura.

Improvvisamente, il bambino sentì i profumi di mille fiori, profumi che gli erano sì familiari, ma che mai aveva sentito così intensi, tanto da sembrargli che quella vecchia pianta di sughera agitasse la chioma.
Eppure non c'era vento. Persino quelle radici, messe a nudo dai cinghiali alla continua ricerca di cibo, mostravano tremiti, quasi a voler accennare un timido passo; un ramo si abbassò ed egli sentì la guancia sfiorata a guisa di carezza.


Tutto sembrava reale ed irreale; e poi, come se arrivasse da tanto lontano, una voce quasi burbera, eppure dolce, gli chiese:
- Perchè piangi bambino?
- Perchè mi sento solo e mi annoio, non ho un giocattolo e neppure qualcosa per cotruirne uno, - rispose il bambino un pò impaurito.
- Ebbene, - rispose la voce dell'albero, che era poi la natura, - io farò nascere una nuova pianta, tanto tenera che potrai costruirci i tuoi giocattoli, tanto leggera che potrai portarla sempre con te e tanto nutriente che nessun animale potrà mai mangiarla tutta, pena la sua morte.

Immediatamente, vicino al bimbo, crebbe una strana pianta, un bastone con foglie filiformi, diritto e con diametro di circa sette-otto centimetri: la "ferula" era stata creata da Madre Natura, che la fece seccare subito dopo, così il bambino potè facilmente reciderla.
Ricavò un bastone leggerissimo ma resistente ed imparò a costruirsi tanti giocattoli.

Un giorno legò il bastone in punta, quindi lo spaccò longitudinalmente e, con pochi pezzetti di legno, costruì un carro bellissimo; tagliò due pezzi uguali, ci infisse quattro legnetti ed ottenne i buoi da attaccare al carro; e così di seguito.
Fabbricò persino uno sgabellino leggero e resistente, che gli consentì di ricavarsi sempre un posticino vicino al camino, per ascoltare le interminabili storie di cui "li conti di fuchili" che i grandi raccontavano nelle veglie delle notti invernali.

Lui ascoltava e sorrideva poichè, tra le tante storie, la sua era la più bella, perchè nata per asciugare le lacrime di un bambino solo.

Ho scritto questo racconto quando avevo dodici anni e lo ho ritrovato quasi per caso perchè ho incontrato da poco una mia vecchia insegnante che ha custodito con cura questo mio vecchio tema.
La scorsa settimana mentre leggevo un inserto di un quotidiano (Salute di Repubblica) la mia attenzione si è soffermata su un articolo di un gruppo di ricercatori americani che in Sardegna appunto sta studiano "la Ferula" per curare la mia patologia.
Strana la vita.
Tutto torna come questa semplice pianta che affascinò molto la mia infanzia e che ora quasi magicamente rassicura il mio futuro. 




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27 marzo 2006

Cominciare

"L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, a ogni istante."

Si comincia di nuovo...




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17 marzo 2006

Au revoir

Ieri sera non riuscivo a dormire.
Pensavo a tutte le cose (belle) che dovevo fare oggi. Avevo un'adrenalina addosso incredibile, mi sentivo un bimbo nella notte del 24 dicembre. Oggi è un giorno libero di lavoro e impegni.
Mi sono svegliato alle 6, alle 6.45 sono uscito di casa con la mia
mountain bike attrezzato di tutto punto.
Ho seguito tutto il fiume Reno e ho percorso circa 60 Km fantastici, dove non ho pensato... sono stato semplicemente bene.
Tornato a casa mi faccio una lunghissima doccia che viene interrotta da uno squillo prolungato del telefono.
Rispondo... è un medico che mi da il responso di un esame istologico.
Mi conferma che
ho la sua stessa patologia, lei ha lasciato un vuoto enorme dentro di me.
E ora non riesco ad arrestare il mio flusso di pensieri e mi rimbomba in testa la parola familiarità.
Esco di casa e cammino senza una meta. D'un tratto sono dalla parte opposta della città seduto in questo assurdo internet point e solo ora mi accorgo che la ragazza qui affianco  non guarda il monitor ma guarda me, guarda il mio viso... piango e non me ne rendo conto.

Au revoir (mi piace il suono).




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14 marzo 2006

In me.

Mia natura fragile
In ogni tempo
Abbandonata
Sulla scia dorata d’una perla di sale
Spiegata
Sui visi fieri di semplicità
Infusa
Nel fazzoletto di ciò che è memoria
Invocata
In ogni passaggio di Vento
Commossa
Da ogni mareggiata
Mia punita essenza
Mia Aria
Mio Sangue
Mio Silenzio
Mio Sguardo
Mia dannata percezione
Mia Vita.




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12 marzo 2006

ddd

dd




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11 marzo 2006

Connessioni

Connessioni lontane
solcano mari
di tutto ciò che è stato.
Sensibilità
percepire oltre,
ledere a fondo.
Nessi assenti di logica
attaccano
un gabbiano ferito.
Oscurato urta
lo spigolo vivo
di un’esistenza
che stenta ad emergere.
Spina su cuore caldo,
oltre ogni cadenza
affonda.
Sensibilità
mio unico canto
alla vita.




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10 marzo 2006

Solo note.

E sono note che mi toccano
solo note che mi vibrano
che mi placano
che mi lasciano

L'onda d'orgoglio che a mare aperto esce
così... di strada navigante mi trova
su rotte fatte tra cieli e stelle
mai provate
se non nelle vie della mente
e nei cassetti dei sogni
lascio che resti un'ombra
lungo la notte mi troverà.




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7 marzo 2006

Contrasti

Segni di luce
rincuorano la memoria
di quest'anima stanca.
Un bimbo
corre,
su onde di sole
e spazi infiniti.
D'un tratto si ferma,
ammira l'alto.
Un unico sguardo
custodisce il blu invaso
da curve bianche e desideri
e una mano sulla fronte
come l'ombra delle nuvole.
Solo contrasti
d'innocenza.




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7 marzo 2006

Speranza

Un'ombra nel buio
impoderabile
sciogle la nenia di un dolore.
Arso dal percepire
Ancora una volta
Madre di ogni luce
Iride di salvezza
Ascolto i tuoi passi leggeri
su suole di vento
E ai riflessi del nuovo giorno
Apro gli occhi
Pronunciando il tuo nome:
Eterea mia Speranza.





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5 marzo 2006

Sono tornato

Perso, sul tuo sguardo in turbine di sensazioni che si amalgano ogni giorno, che all'alba irrompono dopo una notte trascorsa a sognare.
Perso sulle tue labbra, un anelito e un viaggio, un bacio leggero che ha il sapore di paesi lontani, un contatto che sigilla i nostri mondi uno sull'altro come i nostri corpi sospesi in un sussurro, in un impeto del cuore che mai avrà fine.

Sono tornato.




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